| La storia di Pievebelvicino | |
Le origini | |
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Il luogo dove si trova Pievebelvicino assume una certa importanza quando, a partire dall'impero di Augusto, tutto il territorio circostante subisce un radicale processo di romanizzazione: gli abitanti dei monti, i Reti, sono costretti ad assimilare lingua, religione, usi e costumi dei Romani dominatori; l'antica Pista dei Veneti, che nella zona di Pieve girava bruscamente verso nord guadando il Leogra, diventa una strada, che collega la via Postumia a Vicenza con la Claudia Augusta a Rovereto attraverso la Val Leogra e la Vallarsa. I romani inoltre organizzano il territorio da un punto di vista amministrativo, suddividendolo in pagi: il pagus di Ascledum comprende la Val Leogra e la pianura antistante ed ha il suo capoluogo nel vicus che sorge ai piedi della collina del Castello; secondo una tradizione, che molti studiosi considerano storicamente attendibile, qui esisteva anche un luogo di culto dedicato a Diana, divinit� romana imposta per soppiantare Reitia, il nume protettore della caccia adorato dai Reti nella vicina collina di Magr�. La presenza romana a Pievebelvicino � testimoniata da numerose tracce: monete, resti di edifici, la statuetta di una divinit�, una coppa di bronzo ed altri oggetti. Nel suo stesso nome il nostro paese tramanda il ricordo della sua antica origine di vicus del pagus di Ascledum; secondo una pi� recente interpretazione "Belvicino" si potrebbe far risalire alla lingua dei Reti e significherebbe "luogo sacro vicino a conca rigogliosa d'acqua". |
Diffusione del cristianesimo: la pieve | |
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Il toponimo "Pieve" ci riconduce, invece, alla preminenza religiosa assunta dal luogo in seguito alla diffusione del cristianesimo, sembra a partire dal V secolo ad opera di San Prosdocimo; qui infatti, nel luogo e forse nell'edificio gi� sacro a Diana, sorse la pieve, dedicata a Maria Vergine, la chiesa alla quale facevano riferimento tutti gli abitanti della valle e della pianura che la fronteggiava (il territorio del pagus di Ascledum); qui risiedevano i sacerdoti, venivano amministrati i sacramenti, e officiate le cerimonie di culto: "�le antiche genti della Val Leogra, divenute cristiane, trovarono qui il battisterio, l'altare e le tombe", ricorda un'iscrizione nel pronao dell'antica chiesa di Pievebelvicino. |
Il castello | |
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La storia antica di Pieve, oltre che alla chiesa matrice, � legata al castello; sulla collina omonima, che sovrasta l'antica pieve, sommersi dalla vegetazione, rimangono numerosi resti, che rendono questi luoghi suggestivi per l'alone di mistero che li circonda e le leggende che hanno ispirato. Nel X secolo le disastrose ed imprevedibili razzie degli Ungari costringono i vescovi di Vicenza, signori feudali di queste terre, a provvedere alla difesa della popolazione, delle chiese e dei monasteri. Lungo la via romana che porta alla Val leogra sorgono numerosi castelli e fortificazioni: uno di questi � il castello di Belvicino, costruito sulla collina che si eleva a forma di cono lambita dal torrente Leogra, utilizzata anche nei secoli precedenti a scopi militari e per insediamenti civili protetti; ai piedi della collina, fuori della cerchia difensiva, troviamo la chiesa, collegata per� da un cunicolo sotterraneo con gli avamposti del castello. Passata la bufera degli Ungari, il castello col territorio alla destra del Leogra rimane fino a tutto il XIII secolo possesso vescovile, assegnato in feudo alla nobile famiglia vicentina Da Vivaro, mentre le terre a sinistra del Leogra appartengono ai conti Maltraversi signori di Schio. L'episodio pi� famoso, legato alla storia del nostro castello, avviene nel 1200: in questo anno Uguccione Maltraversi, alleato con Ezzelino II il Monaco, riesce a strappare ai vivaresi il castello di Belvicino; il vescovo di Vicenza Pistore, accorso ad aiutare il suo vassallo a riconquistare il castello, durante l'assedio viene colpito a morte dalle frecce degli occupanti. Successivamente il castello e tutta la Val Leogra seguirono le sorti del territorio vicentino: dopo un periodo di dominio padovano, appartenne agli Scaligeri (1311-1387), ai Visconti (1387-1404), per passare infine, dopo la breve signoria di Giorgio Cavalli, sotto la repubblica di Venezia (1406). |
Dopo il Mille | |
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Nei primi secoli dopo il Mille per il nostro paese inizia un periodo di prosperit� economica: la roggia, la cui esistenza � documentata fin dal 1321, e lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti in abbondanza sui monti, favoriscono il diffondersi di attivit� artigianali, come mulini, magli, fucine; anche l'antica via della Val Leogra costituisce un importante fattore di sviluppo: nei secoli delle crociate � percorsa dai pellegrini in viaggio verso Padova e quindi Venezia, porto d'imbarco per la Terra Santa, e attraverso di essa scendono immigrati provenienti dal mondo germanico a popolare i nostri monti. Tra la fine del quattrocento e i primi decenni del cinquecento la chiesa di Pieve si arricchisce di affreschi e di statue: forse in quegli anni il sacro edificio conobbe una delle radicali ricostruzioni, che caratterizzarono la sua lunghissima esistenza, in seguito al quale assunse l'aspetto di basilica a tre navate, conservato fino alla seconda met� dell'ottocento. Di questo periodo rimangono la Madonna col Bambino, attribuita alla scuola di Antonio Lombardo, il Cristo in piet�, opera di Giorgio Lascaris, attualmente nella nuova chiesa parrocchiale, e gli affreschi dell'atrio. |
Fine dell'organizzazione pievana | |
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La rivoluzione politica economica e sociale, che caratterizza i primi secoli dopo il Mille determina la crisi del mondo feudale e con esso dell'antica organizzazione ecclesiastica pievana; "i borghi" della vallata, in continua espansione economica, con lo sviluppo di iniziative artigianali e commerciali, ben presto diventano centri di potere politico (comuni) e si rendono indipendenti anche dal punto di vista religioso. Tra il XII ed il XIV secolo il vasto territorio della pieve di Belvicino si costella di parrocchie autonome: le capell� di un tempo ora sono ecclesi�, ciascuna con "l'altare e le tombe", prerogative in passato riservate alla chiesa matrice; presso ogni chiesa risiedono stabilmente i sacerdoti, che non fanno pi� vita comunitaria nella casa canonica di Pieve. Il piccolo villaggio, quasi nascosto in un angolo della valle, stretto fra i monti e il Leogra, � abbandonato anche dagli arcipreti che (probabilmente gi� nel XIII secolo) trasferiscono la loro residenza nel vicino borgo di Schio, il pi� popoloso, ricco e potente della zona. Questo trasferimento potrebbe essere stato anche conseguenza di una disastrosa inondazione, che nel 1200 devast� il territorio di Pieve, costringendo la popolazione a cercare pi� sicura dimora a Schio. La liturgia battesimale, testimonianza dell'antico rapporto filiale che aveva tenuto unite alla loro madre le chiese della valle, continu� ad essere celebrata nella chiesa di Santa Maria Pieve nelle vigilie di Pasqua e di Pentecoste fino al 1453; in quest'anno l'arciprete Uguccione, senza preoccuparsi delle proteste dei parroci di Magr�, Torre e Valli, per la prima volta volle celebrare in S. Pietro a Schio la solenne cerimonia del Sabato Santo, che aveva sempre avuto luogo a Pieve. Il vescovo, non potendo opporsi, riconobbe anche da un punto di vista giuridico la definitiva traslazione della sede arcipretale a Schio. I secoli successivi vedono la progressiva decadenza di Pieve: al tramonto dell'antica matrice, segue ben presto la distruzione del castello, decisa dal governo veneziano nel 1514, dopo la guerra contro la Lega di Cambrai, per evitare che di esso possano servirsi potenze nemiche. | |
Gli ultimi secoli | |
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Nella seconda met� del XVIII secolo il paese contava 235 abitanti, poco pi� di una contrada. La chiesa era affidata ad un curato, la dignit� arcipretale essendo stata attribuita alla chiesa di San Pietro di Schio. Solo in tempi abbastanza recenti il parroco di Pieve fu nuovamente insignito del titolo di arciprete: nel 1821 il parroco don Giuseppe Luccarda, vecchio e malato, fu indotto a rinunciare alla cura d'anime dal vescovo Giuseppe Peruzzi, e fu sostituito da un vicario; al momento delle dimissioni gli fu attribuito il titolo di arciprete, che da allora nuovamente contraddistingue i sacerdoti inviati a reggere la nostra parrocchia. La chiesa medioevale a tre navate, nel 1863 minacci� di crollare, per cui fu demolita quasi interamente e ricostruita pi� piccola, sufficiente per un paesetto di circa 300 abitanti, ad una navata, con l'aspetto che conserva tuttora: i lavori iniziarono nell'agosto 1867 e la solenne inaugurazione della nuova chiesa venne celebrata dall'arciprete don Pietro Marconi l'8 settembre 1868. Dell'antico edificio rimasero l'atrio ed il coro, oltre al campanile, ma, abbattendo le due navate laterali, andarono perduti dipinti, statue ed il fonte battesimale (che attualmente si trova a Schio, nel palazzo dei conti Da Schio). Tre anni dopo l'inaugurazione della nuova chiesa, nel 1871, al di l� della roggia entra in funzione lo stabilimento tessile Rossi. Il nostro piccolo paese conosce la sua rivoluzione industriale, che sconvolge abitudini, tradizioni, modelli di vita da secoli sempre uguali: i contadini, diventando operai, si abituano a poco a poco ad osservare disciplina, regole, orari nuovi; nel nuovo ordine sociale costituiscono la parte pi� debole, senza alcuna difesa di fronte al potere incontrastato del capitale; per la prima volta si verificano contrapposizioni tra gruppi di persone aderenti ad ideologie diverse e vengono messi in discussione principi ed istituzioni un tempo sacri, come l'autorit� e la religione; in pochi decenni la popolazione triplica, provocando uno sviluppo urbanistico senza precedenti; la costruzione di due ponti sul Leogra e della ferrovia rende pi� facili i collegamenti con le citt� della pianura. Questi i cambiamenti pi� appariscenti di quegli anni tra l'800 e il 900. Pochi decenni dopo la sua inaugurazione, la chiesa si rivel� troppo piccola per la comunit� sempre pi� numerosa: gi� negli anni trenta l'arciprete don Girolamo Bettanin aveva preso in considerazione la possibilit� di costruirne una nuova. Le precarie condizioni di salute e poi la guerra non gli permisero di affrontare un'opera cos� impegnativa. L'idea diventa progetto ed � realizzata dal suo successore don Virgilio Peripoli: il 30 agosto 1964 la moderna chiesa parrocchiale � benedetta dal vescovo mons. Carlo Zinato. L'antica pieve di Santa Maria, dopo anni di incuria e di abbandono, grazie ad un lungo lavoro di restauro non ancora concluso, ha riacquistato il decoro e la dignit� che si addicono al monumento che testimonia le origini del cristianesimo nella nostra vallata. |
Parrocchia Santa Maria - Pievebelvicino Vicenza |