| Il Cardinale Elia Dalla Costa | |
| parroco - vescovo - cardinale | |
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Figura illustre della Chiesa - cappellano per un breve periodo a Pieve (1900-1901) Nato a Villaverla il 14 maggio 1872, seguendo la chiamata del Signore, nel novembre del 1888, a sedici anni entrò nel Seminario di Vicenza dove frequentò il ginnasio superiore, il liceo e i quattro anni di teologia. Fu stimato dai superiori e specialmente da mons. Giovanni Veronesi uomo di alta spiritualità, e rettore del seminario dal 1887 al 1923. Elia fu consacrato sacerdote nel Duomo di Schio il 25 luglio 1895. Dopo un periodo trascorso a Villaverla in aiuto del suo parroco ammalato, fu chiamato, nel 1896, all'insegnamento nel Seminario di Vicenza. La decisione dei superiori fu quasi una condanna; qualche anno più tardi egli scriverà: "Quando da Villaverla passai al seminario, mi pareva di trovarmi come in una tomba, come un morto, io non ero fatto per la scuola". Dal 1896 al 1900 alternò l'insegnamento allo studio e ad un'intensa opera di predicazione nei paesi della campagna vicentina. Nel 1899 dovette lasciare il seminario a causa di una grave crisi di salute. Tornato in casa di suo padre per curarsi disturbi di natura bronchiale, fu dai superiori inviato come cappellano a Pievebelvicino, presso l'arciprete don Girolamo Bettanin, suo amico, condiscepolo e compagno di messa. Furono i quattordici mesi trascorsi a Pieve ad orientare definitivamente la sua futura azione sacerdotale dedicata alla cure d'anime: parroco a Pozzoleone (1902-1910), arciprete a Schio (1911-1923). Nel 1915 il grido di guerra pervase i paesi del Pedemonte; Schio divenne il centro di rifornimento del Pasubio. La popolazione che aveva in tutti i modi e in tutti i tempi sostenuto e difeso il sentimento della più ardente italianità a Rovereto e a Trento, scrisse pagine gloriose di storia. Don Elia fece proprie tutte le sventure, le lacrime, i dolori, le preoccupazioni che portava la guerra, animato da una carità inesauribile, cosciente. Accolse i profughi, i soldati che arrivavano feriti dal fronte. Passato il pericolo, l'Arciprete Elia Dalla Costa visitò i suoi figlioli per rincuorarli, per ricomporre i propri focolari. Il rimpianto con cui Schio accolse la sua nomina a Vescovo di Padova sono la riprova della carità evangelica che egli aveva profuso. Vescovo di Padova (1923-1931) ed infine arcivescovo dal 1931 e cardinale dal 1933 a Firenze, dove morì il 22 dicembre 1961. Nel ventesimo anniversario della morte, il 22 dicembre 1981, fu introdotta la causa per la sua beatificazione. Nonostante la brevità del periodo trascorso a Pieve, egli fu molto amato dalla popolazione. L'arciprete Bettanin nelle sue memorie scrive: "ottobre 1901. Il Cappellano don Elia dott. Dalla Costa parte per casa sua a Villaverla in attesa di nuova destinazione....Tutta la popolazione ne fu addolorata in modo straordinario e moltissime furone le lagrime versate da ogni ceto di persone. E ben a ragione perchè un sacerdote così bravo e così buono a Pieve sarà vano sperarlo". Nominato vescovo di Padova nell'agosto 1923, ritornò a Pieve per un ultimo saluto il 1° ottobre di quell'anno lasciando scritto di sua mano nel libro cronistorico della parrocchia: "Stasera prima di partire per Padova, mia diocesi, ho rivolto poche parole al popolo di Pieve affollatissimo in chiesa, raccomandando due virtù essenziali al cristiano, saper patire e saper amare". |
Sulla parete, a destra dell'altare della SS. Trinità, nell'antica pieve, si trova l'iscrizione che ricorda il suo servizio a Pievebelvicino. | |
Parrocchia Santa Maria - Pievebelvicino Vicenza |